Blog | 24 Febbraio 2021 | Fabio Ciarla

Enoagricola in tour n. 2 – Al ristorante L’Oasi con i vini di G.D.Vajra

L’avevo promesso, poi diciamo che non ho mantenuto la parola. A ottobre scorso volevo avviare un “tour” di Enoagricola nei ristoranti amici, aperti allora (e ancora oggi purtroppo) solo a pranzo. L’idea era quella di portare vini da degustare in compagnia, fare quattro chiacchiere con i ristoratori sulle etichette e sulla situazione ma dopo l’uscita n. 1 da Straforno a Roma il tour si era bloccato. Timori e difficoltà organizzative per l’ora di pranzo mi avevano fermato, ora ricomincio e lo faccio con il Ristorante “L’Oasi”, nella mia Velletri, dove si mangia soprattutto pesce e di ottima qualità. Ad accogliermi Michele Forte, futuro sommelier Fisar, grande appassionato di Champagne e di sigari, con una carta dei vini molto interessante e innovativa per il territorio. Dalla quale è nata, quasi come conseguenza naturale delle restrizioni per la pandemia, una piccola distribuzione dedicata alla qualità più che alla quantità: “Oasi Wine”. Presente anche un amico comune, anche lui aspirante sommelier Fisar, esperto di digitale e comunicazione, dal nome importante, ovvero “Fabio” come il sottoscritto. Ovviamente mi sono portato i miei bellissimi sottobicchieri personalizzati che ho realizzato per Enoagricola Blog su Sticker Mule.

In degustazione questa volta ho portato i vini di una azienda alla quale sono molto affezionato. Parlo della cantina che va sotto il nome di G.D. Vajra, creata e gestita dalla famiglia Vaira (Aldo e Milena, con i figli Giuseppe, Francesca e Isidoro), con la quale ho stretto da tempo un rapporto – soprattutto epistolare purtroppo – che spero di rinverdire presto con un’altra visita. Siamo nelle Langhe, con una produzione che insieme alle espressioni migliori del Barolo mette in mostra le tante qualità di questa terra e degli altri suo vitigni, che si chiamino Dolcetto o Freisa. O anche Riesling renano

Senza attendere oltre vi lascio agli appunti della degustazione, non prima però di avervi raccontato brevemente qualcuno degli ottimi piatti con cui Michele ci ha deliziato dopo l’assaggio. Cercando di frenare l’ospitalità ci siamo orientati su alcuni antipasti e un primo, portate però già sufficienti a dare evidenza della qualità. Abbiamo iniziato con una Insalata di mare tiepida grazie alla quale capisci la differenza tra una vera insalata di mare e una di quelle in barattolo, due pianeti differenti in pratica. Poi degli intriganti Bocconcini di salmone con crema ai quattro formaggi (molto delicata) e una spolverata di cannella. Il Polpo cotto a bassa temperatura e poi passato sulla piastra era fenomenale, così ricco di sapore che il letto di crema di patate ed erbe aromatiche è capace di accompagnarlo senza sovrastarlo. Infine il primo, il Tagliolino 1.7 (una trafila realizzata appositamente per il ristorante) con gambero rosso e bottarga. A vederlo giureresti che la cremosità è dovuta alla panna, in realtà l’unico grasso usato è del burro chiarificato e la sensazione è di quelle davvero ricche, godibili, anche troppo! Un’esperienza che mi mancava da tempo, una qualità nella ristorazione che sicuramente fa bene a Velletri. Settore che, come tanti, sta davvero faticando a rimanere in piedi, soprattutto se parliamo – come in questo caso – di un livello più alto della media, sostenuto anche da una parte di banchettistica e da ristorazione per le occasioni.

 

LA DEGUSTAZIONE*

* Per correttezza preciso che le annate non sono le ultime in commercio, per mio piacere mi sono permesso di far riposare questi vini, come farebbe un affinatore di formaggi, ancora un anno circa rispetto all’uscita sul mercato

 

Langhe Doc Riesling 2018

Colore giallo pieno, carico, al naso è subito evidente che si tratta di Riesling, anche se solo con tre anni di vita la nota di idrocarburi è evidente e marcata. Ma non è l’unica, ci sono poi la frutta e i fiori, mentre in bocca è fresco nella sua ricchezza, ottima la struttura, bella l’acidità e persistente il finale. Parliamo di una sfida fortemente voluta da Aldo Vaira che ha avviato la coltivazione di Riesling renano nelle Langhe alla fine degli anni Settanta. Una sfida vinta viene da dire, che porta in bottiglia un grande vino bianco, capace di sostenere abbinamenti importanti come – nel nostro caso – la complessità dei bocconcini di salmone ai quattro formaggi con polvere di cannella. Visto che proprio ieri ho ritirato la pagella di mia figlia Petra e ora alle elementari non ci sono voti numerici ma valutazioni testuali ecco il nostro, pienamente condiviso da tutti e tre, per questo vino: Avanzato (la fascia più alta)

 

Dolcetto d’Alba Doc 2018

Rosso rubino pieno al colore, al naso si presenta con bel frutto maturo integro e profondo. Al palato è davvero equilibrato, perfetta la bevibilità con l’alternanza di freschezza e tannini in grado, all’unisono, di lasciare la bocca pulita e pronta per un altro sorso. Finale davvero molto piacevole per un vino da considerare “gastronomico” nella sua accezione positiva. Capace cioè di accompagnare bene il pasto, di saper riempire l’animo senza appesantirlo di troppe sovrastrutture e lasciando aperta la porta ad espressioni diverse di questa uva. Il giudizio in questo caso è relativo alla minore complessità del vino, che non significa ridurne la dignità ma solo inserirlo nel giusto contesto, perciò una fascia sotto a quella più alta: Intermedio

 

Coste&fossati® Dolcetto d’Alba Doc – 2018

Nel bicchiere è rosso rubino intenso, al naso sembra più cupo del fratello appena degustato. Sempre intenso ma con sentori di frutta nera, piccole bacche rosse, speziature e sottobosco che rimangono in equilibrio per un mix molto interessante. Al palato è pieno, profondo, con capacità evolutive tutte da scoprire. Un vino così a tre anni dalla vendemmia è davvero ancora molto giovane, d’altronde lo stesso Aldo Vaira spiega che “Da sempre mi sono domandato come avrei potuto produrre un Dolcetto che evolvesse nel tempo con freschezza e intensità. Il lavoro di una vita ci ha condotto a Coste&Fossati®, la quintessenza delle nostre viti più pregiate”. Nonostante questa sua gioventù e le capacità evidenti di invecchiare migliorando, è comunque il vino che ha messo d’accordo tutti al tavolo, raggiungendo il top dei voti, ovvero anche qui un: Avanzato.

 

Kyè Langhe Doc Freisa – 2015

Anche qui un bel rosso rubino intenso, quasi una sorpresa se si pensa che la Freisa è uno dei vitigni più vicini al Nebbiolo. Del cugino ha però l’eleganza e la complessità, al naso sono evidenti i sentori floreali e quelli derivanti dall’affinamento in botte grande, una sequenza di freschezza e dolcezza molto affascinante. Al palato si presenta subito piacevole, leggermente sapido, non muscoloso ma con una bella acidità a sostenere la beva verso un finale molto godibile. Anche qui una ricerca, quella della famiglia Vaira, alla riscoperta di vitigni considerati minori ma, come si vede, dalle espressioni notevoli. Il Kiè, che significa appunto “Chi è?” a segnalare la sorpresa data da una Freisa in purezza da lungo affinamento, è un vino originale, più difficile da abbinare di altri – meglio puntare su primi, magari con il tartufo, o carni non troppo strutturate – ma anche più intrigante. Giudizio finale: Intermedio.

Una replica a “Enoagricola in tour n. 2 – Al ristorante L’Oasi con i vini di G.D.Vajra”

  1. […] prima che il Lazio tornasse in zona rossa ovviamente, dopo quelle da “Straforno” e al Ristorante “L’Oasi”. Dopo molti rinvii ho trovato il tempo di andare a trovare un altro amico, giovane e talentuoso, […]

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