Blog | 5 Novembre 2020 | Fabio Ciarla

Enoagricola in tour n. 1 – Da Straforno con i vini di Marrone, Podernuovo a Palazzone e Pizzolato

Di “normale” ormai è rimasto veramente poco, quindi perché non cambiare anche e ancora una volta le “Degustazioni Partecipate” di Enoagricola Blog? Siamo partiti facendole a casa con un gruppo di amici e sommelier e degustando i vini di una sola azienda, poi siamo passati a più aziende cominciando anche ad uscire dal salotto, a questo punto il salto era fatto e… E la scorsa settimana mi sono preso le mie bottiglie e me ne sono andato a pranzo da Straforno a Roma. L’idea di “Enoagricola in tour” è proprio questa, andare a fare la degustazione nei locali che con la nuova stretta anti-covid possono rimanere aperti solo a pranzo. Assaggiamo i vini ma parliamo anche della situazione. Inoltre, per quanto possibile, faccio conoscere posti che meritano una visita, a pranzo e in futuro anche a cena!

Straforno è un locale ricco di spunti, con proprietari sempre attivi, che hanno risposto alle difficoltà di questo 2020 mettendosi in gioco su diversi fronti. Il locale lo permette, nasce con il “forno” nel nome e quindi pizza, ma speciale. Cotta in teglia e sulla brace, una procedura che è il passo finale di una grande attenzione agli ingredienti, alle materie prime, alle diverse esigenze (c’è anche una cucina apposita per il gluten free e un’area bimbi con animatori tutte le sere). Ma non c’è solo questo, primi piatti, soprattutto della tradizione, innovazioni nei fritti, curiosità, insomma siamo all’imbarazzo della scelta. La famiglia Pavani ha pensato e strutturato il locale per poter accogliere tante persone, rimodulandolo ora ma – mi conferma Matteo – anche per il futuro, su un numero di sedute più basso, offrendo così un servizio migliore e curando al massimo i dettagli. Straforno si era già attivato durante il lockdown con la consegna a domicilio, non solo tramite le piattaforme dedicate ma anche con personale proprio (lo stesso Matteo, che potete seguire anche sui Social, se ne occupa a volte). In questa fase di semi-chiusura le attività sono state moltiplicate: consegna a domicilio, asporto, brunch domenicale, aperitivi fino alle 18… La voglia di fare non manca, le difficoltà e le preoccupazioni nemmeno, ma qui si è deciso di rispondere rimboccandosi le maniche e cercando soluzioni. Normale dunque che la prima tappa di Enoagricola Tour si tenesse qui…

Arriviamo quindi alla degustazione, preceduta però da una splendida “Gricia” e da un tris di fritti davvero eccezionali (Chips di patate, Stra-olive, Sfilacci di pollo), così buoni che non ho fatto in tempo a fotografarli!

Sul tavolo i vini dell’Azienda Agricola Marrone (Langhe), di Podernuovo a Palazzone (Toscana) e Cantina Pizzolato (Veneto). Dieci le bottiglie, con una partenza scoppiettante dedicata ai vitigni PIWI. Sapete cosa sono? No? Bene, è l’ora di fare una ricerca su internet, io intanto vi racconto come erano nel bicchiere (e magari vi dico anche come la penso a riguardo). Saltano un po’ gli stili delle altre degustazioni partecipate, nessun punteggio per singolo vino ma giudizi complessivi (il panel è troppo ristretto per giocare con i numeri). Il tutto nel pieno rispetto delle regole attuali, perché lo scopo non è “fare i furbi” aggirando le misure di precauzione consigliate, ma lavorare come si può e facendo del nostro meglio, che tanto criticare qualsiasi cosa è diventato sport nazionale ormai.

 

Cantina Pizzolato e i vitigni PIWI

Abbiamo iniziato da qui per vari motivi, non ultimo quello di avere a che fare con sensazioni organolettiche probabilmente diverse. In effetti i vitigni PIWI (acronimo di Pilzwiderstandsfähig, che significa “resistenti ai funghi”), detti anche “vitigni resistenti”, sono ottenuti tramite impollinazione tra Vitis Vinifera e vite americana e sono naturalmente resistenti ad alcune malattie della vite. Il che è un bel vantaggio dal punto di vista agronomico e della sostenibilità, se ci sono meno rischi di attacchi di Oidio e Peronospera ovviamente il viticoltore non dovrà adottare contromisure come trattamenti sistemici o biologici. Per la cantina Pizzolato il biologico è la regola fin dalla nascita, nel 1985, e dal 2017 si è addentrata nella sperimentazione con i PIWI. Unico problema per i vitigni resistenti è quello di non essere “identici” ai vitigni d’origine, parliamo di quelli da Vitis Vinifera ovviamente, con risultati che a livello organolettico non soddisfano sempre tutti. Di seguito le note di degustazione dei tre vini che hanno dato il via alla degustazione di Enoagricola in tour n. 1 da Straforno.

Vino Bianco Frizzante IGT Veneto “Ho’Opa” col fondo

Prodotto con uve Johanniter, incrocio tra Riesling e un clone di vite americana, è un bianco frizzante “col fondo” che ha fatto anche malolattica. Forse per questo l’acidità risulta non particolarmente viva, con un ingresso in bocca rotondo e un finale leggermente amarognolo. Chiuso con tappo corona, alla vista giallo dorato con una leggera velatura, probabilmente per il deposito, mentre al naso si sentono frutta a pasta gialla e lievi note erbacee.

Vino Bianco IGT Veneto “Huakai”

Ottenuto da uve Bronner (incrocio tra Merzling e Geisenheim 6494, due varietà naturali che hanno tra i loro progenitori Riesling e Pinot grigio), il campione di Huakai in questione aveva un problema di leggera rifermentazione che quindi non ce lo ha fatto apprezzare al massimo (ma ci torneremo).

Vino Rosso IGT Veneto senza solfiti aggiunti “Konti-Ki”

Tre le uve protagoniste: Merlot Khorus, Cabernet Cortis, Prior. Dai nomi, almeno dei primi due, si può ben capire quali sono i vitigni di origine. Bello il colore rosso rubino acceso, sentori fruttati e leggermente erbacei al naso, in bocca arriva con un corpo leggero, molto asciutto e chiude con un finale di frutta.

COMMENTI: i tre vini, tutti certificati biologici e vegan, sono presentati con una bella e originale veste grafica. Pur essendo senza annata sono comunque tutti riferibili alla vendemmia 2019. La “differenza” con i vini che conosciamo è evidente, sia per certi sentori vegetali sia per un corpo spesso leggero (magari anche per scelta tecnica). Nel complesso il giudizio rimane sospeso, siamo in fondo ancora in fase di sperimentazione (i più “vecchi” tra questi vitigni hanno solo 40 anni) ma ci sono cose positive soprattutto a livello olfattivo e, non dimentichiamolo, per quanto riguarda la sostenibilità. Che sui grandi numeri può essere un grande vantaggio per tutti…

 

Azienda Agricola Marrone – Barolo ma non solo…

Sono legato alla famiglia Marrone per un simpatico aneddoto personale, quindi potrei essere di parte, tuttavia anche Matteo e Giulia di Straforno hanno condiviso i giudizi positivi quindi… Siamo nelle Langhe, più precisamente ad Annunziata di La Morra, e tra i vini in degustazione c’è sì un Barolo ma anche gli altri vini si sono fatti valere. Senza girarci intorno, andiamo agli assaggi.

 

Langhe DOC Arneis “Tre Fie” 2019

Si presenta con un luminoso giallo paglierino chiaro, al naso è elegante e soffuso, sentori di pera e di fiori bianchi, alcune note minerali. Al palato è fresco, leggermente sapido ma molto equilibrato, caldo a sufficienza e molto bevibile, bella persistenza finale.

Barbera d’Alba DOC Superiore “La Pantalera” 2017

Rosso rubino vivo, al naso il vino evidenzia subito sentori di frutta rossa matura, sfiorando la confettura, e sul finire anche ciliegia sotto spirito. Al palato dimostra una bella muscolatura, è potente e morbido, quasi troppo considerando anche un alcol da 15 gradi. Acidità e tannino mantengono comunque la barra dritta, bella persistenza.

Nebbiolo d’Alba DOC Superiore “Agrestis” 2017

Bella rivelazione questo Nebbiolo, rosso granato nel bicchiere e naso davvero elegante con tante spezie, in particolare pepe, poi torba, sottobosco, piccoli frutti, sottobosco e sentori minerali. Un naso ampio, seguito da una beva asciutta ma ricca e rotonda, piacevolissima pur con un tannino evidente.

Barolo DOCG Bussia 2016

Granato chiaro nel bicchiere, questo Barolo arriva da vigne vecchie di 60 anni. Per esprimersi ha bisogno di riprendere fiato dopo la bottiglia, evidenzia però subito note di cacao e sentori minerali, insieme a un frutto croccante pur nella sua austerità. In bocca è armonico, di grande equilibrio il sorso che si compone di calore e freschezza. Struttura importante e finale davvero piacevole.

COMMENTI: sui vini dell’Agricola Marrone siamo stati tutti concordi, ottime espressioni del territorio con una bella scoperta rappresentata dal Nebbiolo “Agrestis”, sebbene per il Bussia sia ancora troppo presto per parlare. Netta la linea di congiunzione tra le varie bottiglie, rappresentata da bevibilità e rotondità.

 

Podernuovo a Palazzone – Una “nuova” Toscana si fa avanti

L’azienda, di proprietà di Giovanni Bulgari (cognome famoso per l’alta gioielleria), è nuova come nuovo è per certi versi il territorio nel quale si è andati a scommettere. Siamo a San Casciano dei Bagni, ancora Toscana ma a confine con l’Umbria, terra da vino poco sfruttata e per questo forse rimasta più autentica di altre. Giovanni Bulgari ama semplicità e linearità, per questo dopo una lunga ricerca ha affidato il progetto della nuova cantina allo studio di architettura Alvisi&Kirimoto, che si è ispirato ad una fotografia della vigna della nonna di Giovanni ai Castelli Romani per proporre un marchio che coniuga semplicità e poesia.

Nicoleo 2019

Grechetto e Chardonnay ben dosati, colore giallo paglierino chiaro e al naso subito freschezza, mela verde, agrumi, erbe spontanee e una nota minerale sul finire. Al palato è pieno, rotondo e caldo ma con una bella acidità, finale ammandorlato che evidenzia la componente Grechetto. Vino davvero piacevole e bevibile, perfetto per aperitivo ma anche per un pasto leggero.

Therra Toscana Rosso IGT 2015

Unione di vitigni italiani, Montepulciano e Sangiovese, e francesi, Cabernet Sauvignon e Merlot, questo rosso di bella struttura dopo la fermentazione in acciaio svolge la malolattica in barrique, poi altri 10 mesi di affinamento in barrique e botti di rovere da 30 ettolitri, infine 6 mesi nel cemento e almeno un anno in bottiglia. Di colore rosso rubino impenetrabile, al naso esprime belle note fruttate, accenni di pepe, chiodi di garofano e foglia di pomodoro. In bocca si presenta molto asciutto, con un tannino dal finale amaricante, forse ancora giovane.

Argirio Toscana Rosso IGT 2016

Un Cabernet Franc in purezza su suoli argillosi (da qui il nome del vino), dopo la fermentazione alcoolica in tini tronco conici di rovere da 1500 litri, segue malolattica in barrique, affinamento in barrique per un anno, poi quattro mesi in cemento e un anno in bottiglia. Il colore rubino fa trasparire ancora qualche nota violacea sull’unghia, al naso sentori balsamici, di frutta rossa ma con un bel peperone verde in evidenza. Al palato è fresco e di buon equilibrio, di bella beva, caldo e con un finale di bocca che ricorda ancora il vegetale fresco.

COMMENTI: Podernuovo a Palazzone sarà pure giovane ma ha le idee chiare, se non bastassero i notevoli punteggi internazionali già acquisiti confermiamo – nel nostro piccolo – la gradevolezza di tutti i vini. Bella sorpresa in particolare sul bianco Nicoleo, ma grande bevibilità in tutte e tre le etichette.

 

Le altre degustazioni partecipate:

Monti Cecubi, Albamarina e Vini Monti: la Degustazione Partecipata si fa in tre!

Palagetto e Viticoltori Lenza, un viaggio tra Toscana e Campania – Degustazione partecipata

Tenuta Colombarda, l’imbarazzo della scelta (ma l’Albana è l’Albana!) – Degustazione partecipata

Guidi 1929, il Chianti che ruggisce – Degustazione Partecipata

Francesco Rosso, l’oro delle Langhe e del Roero – Degustazione partecipata

 

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