Blog | 11 Febbraio 2021 | Fabio Ciarla

Sessanta anni, il momento giusto per la svolta: Cantina Valle Isarco

La pandemia è solo una coincidenza, il lavoro della Cantina Valle Isarco per suggellare i primi 60 anni di attività era partito prima e vedeva in Riccardo Cotarella un punto fermo. Proprio per confermare questa scelta, e dare i primi riscontri alla volontà di attivare un nuovo percorso di crescita, è stata organizzata una degustazione online di altissimo livello anche per i personaggi collegati, da Daniele Cernilli a Bruno Vespa per capirci.

Parliamo in realtà della più piccola delle cooperative dell’Alto Adige, circa 950mila bottiglie prodotte da 130 famiglie che gestiscono 150 ettari in totale, ma con tanta voglia di far emergere un territorio e delle condizioni pedoclimatiche assai diverse sulle quali si lavora ormai dal 1961 appunto. Un totale di 28 etichette prodotte, partendo da 14 vitigni diversi (10 a bacca bianca e 4 a bacca nera), con una percentuale vicina al 98% di vini bianchi mentre nel resto della regione di solito il rapporto si assesta sul 60/40 tra bianchi e rossi. L’alto numero di etichette rispecchia una scelta precisa, ovvero quella di rappresentare al meglio il territorio, alla linea classica infatti si affiancano ben due selezioni: Aristos e Monastero Sabiona. Un posizionamento quasi esclusivo nell’horeca, e per l’85% sul mercato italiano, che mira a far emergere le caratteristiche della Valle Isarco come punta di diamante dell’alto Adige, pur rappresentando solo l’8% del totale degli ettari vitati della regione. Immagine ripresa nelle nuove etichette, con un diamante incastonato tra le vette appunto, frutto di un restyling chiamato a sottolineare il nuovo corso della cantina affidata alle cure di Riccardo Cotarella che affianca lo staff interno guidato a livello tecnico dall’enologo Hannes Munter.

Armin Gratl, direttore generale della cantina, ed Eduard Bernhart, Direttore Consorzio vini Alto Adige, hanno avviato la presentazione online, lasciando poi la parola allo stesso Munter che ha condotto i partecipanti alla scoperta del territorio sottolineando come possa a tutti gli effetti definirsi “eroica” la coltivazione. Sia per i il suolo, povero e ricco di pietrischi di origini glaciali e sedimenti fluviali, sia per le pendenze alle quali si è spesso costretti a lavorare. Le variazioni altimetriche sono importanti e vanno dai 300 metri slm fino ai 1000 del Monastero Sabiona, portando in dote altissimi rischi di eventi estremi come le gelate e in generale un rendimento inversamente proporzionale tra altitudine e quantità di uve prodotte.

Prima di lasciare la parola a Riccardo Cotarella per la degustazione dei vini, Gratl ci ha tenuto a precisare i motivi della scelta di un personaggio così importante: “siamo una cantina giovane e da questa collaborazione ci aspettiamo un grande apporto in esperienza e grazie ad uno sguardo dall’esterno” che servono per fare il salto di qualità.

Si tratta di una viticoltura eroica e spericolata – ha confermato Cotarella, questa mia avventura è una sfida piacevolissima, il livello qualitativo è già molto alto quindi per aumentarlo ci vorrà tutta la passione mia e del resto della quadra, ma i presupposti ci sono. Un enologo cerca sempre nuove sfide, abbiamo bisogno di nuove emozioni per mantenerci giovani e questa sarà una esperienza rigeneratrice del mio entusiasmo professionale, sono in debito con la cantina”. A chi faceva notare che ormai Riccardo Cotarella è un riferimento anche per il mondo delle cooperative italiane, l’enologo umbro-laziale ha risposto confermando la sua predilezione: “Le cooperative sono ormai una sorgente di ricerca, anche grazie all’ampia trasversalità di territori e di persone. E poi hanno un vantaggio importante che è l’orgoglio, oggi le cooperative non sono più il posto dove si ‘scarica’ l’uva, come poteva accadere venti o trenta anni fa”.

In degustazione due vitigni, nelle loro tre espressioni diverse in funzione del lavoro fatto in Cantina Valle Isarco. Sylvaner e Kerner, cominciando dalla linea classica con l’annata 2020, passando alla selezione Aristos con l’annata 2019 e infine con il cru Sabiona e l’annata 2018. Di seguito alcune note di degustazione e un commento finale sull’esperienza, vissuta a casa ma con una certa professionalità grazie ai sottobicchieri personalizzati che ho realizzato per Enoagricola Blog su Sticker Mule.

 

Sylvaner Classico 2020 – Bottiglie prodotte: 150mila – Prezzo al pubblico: 10,20 Euro

Frutto di una selezione di uva di diversi vigneti, affina solamente in acciaio. Si presenta con un colore molto leggero ma brillante, al naso è una bella esplosione di sentori fruttati, pesca e agrumi in particolare, che si confermano al palato in una beva morbida ma sostenuta da una buona acidità. Piacevole e ottimo per un aperitivo leggero.

 

Sylvaner Aristos 2019 – Bottiglie prodotte: 25mila – Prezzo al pubblico: 16,40 Euro

Questo vino – prodotto con uve selezionate da vigneti specifici a basse rese – fermenta per il 50% in legno, affinando poi ulteriormente in botti grandi. Colore sempre leggero ma vivo, al naso inizialmente sembra chiuso ma poi dimostra eleganza e il consueto carico di sentori fruttati e qualche accenno speziato. In bocca ha una bella struttura, con una vena acida importante e una bella lunghezza, adatte a primi piatti anche ricchi.

 

Sylvaner Sabiona 2018 – Bottiglie prodotte: 3mila – Prezzo al pubblico: 30,00 Euro

Quasi 1000 metri di altezza, unico vigneto appartenente al monastero Sabiona, la vinificazione avviene per il 50% in tonneaux, dove poi il vino affina per la maturazione. Il colore è solo leggermente più intenso, mentre il naso appena si apre nel bicchiere passa da un lievissimo accenno legato al legno a frutti maturi, alcune spezie e un accenno di pietra focaia. In bocca sembra fin troppo giovane, l’acidità la fa da padrona ma è un vino che probabilmente darà il meglio di sé tra qualche anno vista la ricchezza che si percepisce.

 

 

Kerner Classico 2020 – Bottiglie prodotte: 180mila – Prezzo al pubblico: 12,20 Euro

Anche questo vino tocca solo acciaio, il colore del Kerner è leggermente più intenso del Sylvaner pur rimanendo su note chiare e vivide. Al naso è molto ricco, di grande impatto, così come al palato dove la bella struttura si accompagna a sapidità e lunghezza. Davvero molto piacevole da bere, anche fuori dai pasti.

 

Kerner Aristos 2019 – Bottiglie prodotte: 30mila – Prezzo al pubblico: 17,40 Euro

Si sale sopra gli 800 metri, aumenta il periodo di contatto con le fecce fini ma non compare ancora il legno (al contrario del Sylvaner Aristos). Cresce anche il livello, consueto colore brillante e naso subito complesso ed elegante, insieme alla frutta cominciano a percepirsi le erbe e la pietra bagnata. Al palato è caldo e di buona struttura, c’è un approccio morbido ma non piacione, un gran bel vino di ottima beva e capace di accompagnare primi piatti complessi ma anche carni di media importanza.

 

Kerner Sabiona 2019 – Bottiglie prodotte: 3mila – Prezzo al pubblico: 30,00 Euro

Ancora dai vigneti del cru a 1000 metri, questo fino fermenta in botte grande di acacia e poi matura metà in acciaio e metà in tonneaux, proseguendo l’affinamento per 15 mesi sulle fecce fini. Colore più intenso, vivido, al naso offre subito un impatto affascinante dove interagiscono il legno, la frutta matura e i fiori di montagna. Al palato la struttura è evidente, si percepisce il calore ma anche l’equilibrio tra acidità e un alcol da 15 gradi. Un vino davvero molto interessante, che si esprimerà anch’esso negli anni a venire, potenzialmente anche meglio del Sylvaner per quanto possa essere anche una questione di gusti.

 

Nel complesso vini davvero molto interessanti, con anime definite e corrette (facile e immediata la linea classica, perfetta la Aristos, più impegnativa la Sabiona) per una produzione che saprà ritagliarsi il giusto spazio nell’enologia altoatesina. I progetti della Cantina Valle Isarco comunque non finiscono qui, a breve prenderanno corpo un Pinot Nero, uno Chardonnay spumantizzato e più in là anche un passito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.