Blog | 26 Novembre 2015 | Fabio Ciarla

Donne e vino, Fisar e Assoenologi danno il via alla svolta

Una bionda e una bruna, ma non sono le veline, piuttosto due donne che nell’arco di pochi giorni hanno conquistato posti di responsabilità in un mondo notoriamente tendente al maschilista come quello del vino.

Gabriella Diverio e Graziella Cescon, sono rispettivamente il nuovo Direttore Generale di Assoenologi e la nuova presidente Fisar. Percorsi e figure diverse, ma con lo stesso comune denominatore, ovvero essere donne capaci di farsi largo con capacità e caparbietà. La Diverio è stata scelta per il dopo-Martelli, ovvero 40 anni di impegno continuo per il DG uscente, anche tramite una società di selezione di alto livello (qualcuno ama chiamarli “cacciatori di teste” traducendo letteralmente dall’inglese). La Cescon invece vanta la valanga di voti dell’Assemblea Nazionale della Fisar svoltasi a fine ottobre a Milano, era la più votata e come tale (ma non solo per questo) è stata eletta e rimarrà in carica per tre anni.
Una svolta rosa per due categorie importanti nel mondo del vino, che più di altre erano rimaste indietro quanto a ricambio di generazioni e di genere. Un cambiamento di cui obiettivamente si sentiva il bisogno ma che si basa su consolidate virtù delle due figure, più certe e collaudate quelle della Cescon già vicepresidente Fisar, da scoprire e mettere alla prova all’interno dell’Assoenologi quelle della Diverio, che pure ha una lunga esperienza negli eventi dell’agroalimentare.
Sono felice di questa visibilità per il settore femminile, anche al di là di sodalizi come Le Donne del Vino o Fisar in Rosa, sebbene chi si occupa di vino da un po’ di tempo sa benissimo che la quantità di donne di alto livello è cresciuta enormemente negli ultimi anni.
Anche in nicchie molto tecniche, come evidenziano nomi come quello di Costanza Fregoni, riferimento indispensabile per la rivista di settore VQ, o di Paola Vagnoli, responsabile in Italia di una delle aziende fornitrici di prodotti enologici più importanti al mondo.
Andando poi indietro nel tempo mi piace ricordare quando a cavallo tra gli anni 80 e i 90 una giovane enologa laziale partì per la Svizzera, dove ad aspettarla c’era l’incarico di direttrice tecnica di una grande cantina cooperativa. Era donna e per di più italiana, doti ben poco apprezzate in un contesto come quello svizzero dell’epoca. Eppure ce la fece, lottando e imparando a farsi rispettare. Per la cronaca si chiama Ada ed è mia sorella…

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