Blog | 9 Maggio 2015 | Fabio Ciarla

Agnoni, una famiglia che insegna come si fa economia mantenendo le radici ben salde sulla terra dei nonni

Ora li ho conosciuti più o meno tutti e non posso che confermare la prima impressione: la famiglia Agnoni è un esempio virtuoso di come si fa azienda, di come si cresce in qualità e quantità, di come si può diventare una realtà di successo dell’agroalimentare partendo dall’esempio dei nonni e rimanendo con le radici ben piantate nella terra.

Sono troppo entusiasta? Forse, ma il fatto è che ormai posso considerare Viviana e Romualdo (solo due dei vari rappresentanti della famiglia) come amici, e grazie a questo posso raccontare da vicino una parte della storia.

Già, la storia. Perché l’azienda Agnoni, che produce soprattutto conserve in barattolo di varia bontà, in fondo parte da quelle due date di nascita impresse oggi sulla produzione di vino e olio: 1919 e 1923. Si tratta del millesimo di nascita dei nonni, amorevolmente ricordati con i diminutivi Neno e Nena, che campeggiano con il loro esempio nei gesti dei figli e dei nipoti, oltre che all’interno dell’azienda stessa, che sorge in quel podere Copellaro acquistato negli anni sessanta a suon di cambiali. Augusto, Marcello e Ida Annunziata crescono tra la casa vicino al Tempio di Ercole e la campagna, mentre Neno e Nena lavorano e consolidano la loro unione, rotta solo dalla sorte che si prende Neno ad appena 50 anni nel 1969. La forza e la grandezza di nonna Nena tiene unita la famiglia e fa ripartire un cammino di crescita che non si è più fermato. Il ritratto di nonna Nena ancora alle prese con le etichette e nel seguire le ricette dei carciofi da mettere in barattolo è la consegna più importante che questa grande donna lascia a figli e nipoti quando, nel 2011, li saluta tutti per l’ultima volta.

Con un grande esempio dentro e tanta gratitudine, a seguire l’azienda rimangono oggi Marcello e Ida Annunziata con i loro figli Nazzareno, Viviana, Romualdo, Luca e Pamela.

Ma questo è il passato, il presente e il futuro come sono? Sono rosei e ricchi di speranze per la famiglia Agnoni, che continua a investire sul futuro del marchio e delle nuove generazioni, senza immagazzinare risorse ma reinvestendo per una crescita continua in un mercato sempre in cambiamento. Ecco che la “carciofata” 2015, per collaboratori e forza vendita, diventa quindi un momento fondamentale di confronto dell’azienda con chi, in Italia e non solo, deve poi trasferire al cliente finale la ricchezza di una produzione che è ancora totalmente artigianale. Carciofi prelevati dai campi e lavorati subito, un laboratorio interno che assomiglia a uno scrigno dove si conservano le ricette antiche per prodotti che, mano a mano, si sono allargati da tutte le verdure che è possibile mettere in barattolo fino a miele, confetture, creme varie, olio e vino. Non mancano le partnership, vera prova del nove per capire se un’azienda ha voglia e capacità di crescere, con aziende del territorio (Ciardi) ma anche di tutta Italia (progetto “Armonie per il palato”) per fare gruppo e presentarsi uniti nelle grandi fiere di settore, dividendo costi e impegno, come il recente TuttoFood di Milano.

La giornata, sabato 18 aprile, è iniziata nell’azienda di famiglia in quel podere Copellaro dove tutto è iniziato ed è poi proseguita, altro esempio di visione d’insieme di un territorio senza inutili gelosie, presso il resort della cantina Cincinnato, sempre a Cori. Carciofi in tutte le salse, compresi i tradizionali di Velletri “alla matticella”, infinite preparazioni con i prodotti Agnoni sia negli antipasti sia nei primi e addirittura nel dolce, tutto a cura dello chef “resident” e tutto bagnato dai vini Cincinnato. Buon cibo e ottime persone, non poteva mancare il Gourmet Errante Pasquale Pace, tutte riunite per un momento di svago ma anche ricco di spunti utili. Trovo fondamentale infatti la parte “educativa” di questi incontri, forse da sviluppare anche di più in futuro, perché genera quel bagaglio di competenze e conoscenze che fanno la differenza tra i venditori in un mercato comunque affollato. E dove tutti si stanno buttando visto che l’agroalimentare continua a crescere, EXPO insegna, mentre tutto il resto è ancora fermo. Anche le domande di alcuni ospiti hanno evidenziato la necessità di questi incontri, approfondire gli aspetti produttivi servirà quindi a chi deve poi vendere i prodotti Agnoni in Italia e nel mondo (non dimentichiamo la forte presenza nei duty free degli aeroporti) ma è utile anche all’azienda, che può percepire in anticipo le tendenze del mercato e le criticità o gli aspetti da migliorare all’interno.

Insomma, felice e onorato per essere stato invitato, sono tornato a casa dalla “Carciofata Agnoni 2015” ricco di belle sensazioni, con qualche idea nuova per il futuro e – aspetto da non sottovalutare – decisamente soddisfatto dal punto di vista enogastronomico!

 

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