Rubriche | 17 maggio 2018 | Roma&Dintorni

Nero, Buono e di Cori. Un vitigno che sa il fatto suo

Nero Buono vuol dire Cori e soprattutto vuol dire Cincinnato. Pare che proprio il Console Lucio Quinzio Cincinnato abbia portato questo vitigno in zona (siamo a 50 km da Roma in direzione sud, pendici dei Monti Lepini, provincia di Latina) quando si ritirò dalla vita pubblica, ora la cooperativa che porta il suo nome lo ha fatto diventare l’alfiere di una rinascita territoriale.

Tra l’altro il vitigno si chiamava proprio “Nero Buono di Cori”, salvo poi veder cadere l’indicazione territoriale per motivi più burocratici che affettivi, anzi sui Monti Lepini, nell’ultima frangia nord della provincia di Latina, ci tengono sempre ad aggiungere quel “di Cori” quando devono spiegarlo a chi viene da fuori. Come ha fatto il presidente della Cooperativa Cincinnato Nazzareno Milita lo scorso 6 aprile nel casale Stoza, dove è andata in scena una storica verticale dedicata proprio al vitigno autoctono corese per eccellenza. La cantina sociale ha scelto, ormai più di venti anni fa, di andare controtendenza e mentre tutto il mondo enologico sceglieva gli internazionali, a Cori si riscoprivano gli autoctoni: Nero Buono per i rossi e Bellone per i bianchi. Per festeggiare questa scelta lungimirante Milita insieme a Pasquale Pace, Gourmet Errante, hanno organizzato una mattinata di assaggi con un pubblico selezionato di giornalisti e operatori del settore.

Ad aprire la mattinata è stata la 2004, come raccontano dalla Cincinnato infatti la scelta di vinificare in purezza il Nero Buono era partita nel 2002 ma i primi due anni i risultati non furono apprezzabili, per poi risalire fino al 2014. Dividerei tuttavia l’esperienza in due grandi categorie, come ho avuto anche l’occasione di fare dal vivo quando mi è stato chiesto di intervenire. La prima riguarda le annate più vecchie ed è di pertinenza degli operatori, dei palati leggermente più preparati, capaci di cogliere le sfumature di vini in parte squilibrati ma con diversi punti interessanti per chi li sa riconoscere. La seconda, e siamo alle annate più giovani, è invece il regno di entrambe le fasce di degustatori, chi ne sa di più e chi si avvicina magari da poco al mondo del vino, soprattutto di chi soprattutto vuole bere una buona bottiglia di vino.


Annate 2004- 2009

La 2004 è decisamente meglio al palato che al naso o allo sguardo, con una bella acidità. La 2005 è, in parte, il contrario visto che si mostra piacevole ed equilibrata al naso (frutta, spezie, vaniglia) mentre in bocca sembra più scomposta. La 2006 è decisamente messa meglio, al naso note di frutta matura e cioccolato seguite da una nota balsamica, al palato vino vivo, molto bevibile. La 2007 sconta invece una stagione difficile, come in parte la 2008, entrambe sembrano avere qualche problema nella parte olfattiva e anche al palato non spiccano. La 2009 invece è forse la migliore di questa batteria, mostra un naso interessante con note balsamiche e poi in bocca diventa piacevole, caldo, davvero buono.

 

Annate 2010-2014

La 2010 è a sua volta la migliore della seconda batteria, forse a significare che il Nero Buono dà davvero il meglio di sé dopo 7/8 anni. Una bella espressione generale, fresco al naso con note fruttate e croccante al palato, tannini vivi ma non invadenti. Nel 2011 la Cincinnato passa a dare un nome al vino da Nero Buono, che si chiamerà Ercole (non essendo più gli unici a imbottigliarlo in purezza) ma non è un momento fortunato, una stagione davvero troppo calda e secca a Cori rovina il risultato. Nel 2012 invece l’Ercole viene bene, ad oggi ha un bel profumo di frutti rossi, senza spigoli, mentre al palato è in effetti più scontroso, con una bella acidità. La 2013 sembra avere dapprima qualche problema, poi si apre e migliora, al palato è fresco ma i tannini sono belli in evidenza, rendendo la beva ancora un po’ difficile. Infine la 2014, con un naso fruttato che però sembra voler dire “aspettami”, in bocca è sapido e rotondo, con tannini percepibili.

 

Una verticale davvero interessante, chiusa con un bellissimo pranzo all’aperto nel casale divenuto agriturismo e l’anteprima del nuovo vino di Cincinnato, il Metodo Classico da Bellone (che affiancherà il Metodo Martinotti già commercializzato da tempo). Un’occasione per fare il punto su una Cooperativa da apprezzare per il lavoro che svolge, che è sociale ma attraverso una forte spinta verso la qualità, e sulla produzione enologica laziale che dimostra sempre più spesso di avere qualcosa da dire anche a livello nazionale.

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