Blog | 23 Giugno 2016 | Fabio Ciarla

Frescobaldi, quando l’identità va oltre il concetto di qualità – Il mio Vinitaly / 2

È diventato ormai un appuntamento fisso il mio nello stand Frescobaldi a Vinitaly, quest’anno a guidarmi alla scoperta di nuove sfaccettature dell’azienda c’era proprio lui, Lamberto (de’) Frescobaldi.

La frase che più mi ha colpito è stata proprio questa: “L’identità a volte va oltre il concetto di qualità”. Un modo di affrontare le sfide forse obbligato per una famiglia con 700 anni di storia alle spalle, tuttavia si tratta di una visione per niente scontata nel mondo del vino. Per quanto si possa ragionare sul concetto di autoctono e di tipico, la qualità è sempre rimasta come parametro fondamentale in tutte le discussioni. Almeno in quelle serie, fatte cioè da persone competenti che nel vino ci vivono e non ci si sono ritrovati perché hanno seguito l’ultima moda.

Insomma ragionare per identità quando si parla, tra l’altro, di Toscana può sembrare davvero un azzardo. Eppure a giudicare dalle etichette assaggiate nell’incontro ristretto con Lamberto Frescobaldi (insieme a me Jacopo Cossater e Daniela Farnese) il filo conduttore è piuttosto visibile e, anzi, sembra aggiungere qualcosa ai vini. In particolare si può apprezzare, avendo la possibilità di approfondire la storia di ciascuna tenuta e delle varie etichette, come i discendenti del grande precursore Vittorio degli Albizi stiano percorrendo una strada fatta di qualità per arrivare all’obiettivo dell’identità. Per questo dobbiamo fare attenzione alle parole, ovvero a quel “a volte” che riguarda tutto sommato una piccola porzione di tentativi e di scelte rischiose, ma che in generale presuppone il rispetto rigido dei canoni qualitativi più alti.

Andando al sodo passiamo in rapida rassegna i protagonisti della degustazione: Nipozzano Chianti Rufina Riserva 2012, Nipozzano Chianti Rufina Riserva Vecchie Viti 2012, Montesodi Toscana IGT 2011, Mormoreto IGT Toscana 2012, Leonia Pomino Bianco Metodo Classico Brut 2012.

Nipozzano e Pomino, le due proprietà ereditate da Vittorio degli Albizi e da sua sorella Leonia, che sposò Angelo Frescobaldi dando vita ad un nuovo capitolo della dinastia ora rappresentata da Lamberto. Se Nipozzano, traducibile più o meno con “senza pozzi”, dà vita ad alcuni dei rossi meglio riusciti dell’azienda, Pomino è terra di bianchi e, a questo punto, possiamo dire anche di bollicine interessanti.

Con le due etichette Nipozzano, compreso l’esperimento “Vecchie Viti” iniziato nel 2011, siamo ancora nella Toscana classica. Montesodi e Mormoreto avviano la riflessione sull’identità e la tradizione, in particolare con il secondo che è frutto di un blend di Cabernet, Sauvignon e Franc, insieme a Merlot e Petit Verdot (grazie a una vigna piantata nel 1978 con prima vendemmia nel 1983).


“Bisogna stare attenti a non innamorarsi troppo della tradizione – è ancora Lamberto Frescobaldi a parlare – solitamente ci si innamora del proprio agio, delle comodità”.

Una annotazione che fa da apripista per il concetto di identità, questa infatti può essere di per sé innovativa, per indole e non per scelta.

In questo senso la costola “degli Albizi” proveniente da Auxerre e profonda conoscitrice della Francia enoica si è espressa al meglio a Pomino, come con il Metodo Classico dedicato a Leonia che ha visto il suo spunto primigenio durante la collaborazione tra i Frescobaldi e i Modavi. Nel 1985 infatti Tim Mondavi notò il torchio voluto da Leonia e ne parlò con Lamberto, ci vollero però altri venti anni prima che, nel 2006, vedesse la luce – almeno per i più intimi – il primo vino spumante di Pomino. Non era buono ma i Frescobaldi non si persero d’animo e insistettero, vennero così le annate 2007, 2008 e 2009 che però rimasero a disposizione della famiglia, che ne godette appieno diciamo… Con il cambio di disciplinare, nel 2010, si arrivò al Pomino DOC ma la destinazione e le quantità non mutarono, dando piacere solo al ristretto ambito familiare. Con il 2011 iniziò la commercializzazione e quindi il 2012 assaggiato all’ultimo Vinitaly è in sostanza la seconda etichetta di Leonia dedicata al pubblico. Un Metodo Classico realizzato con l’85% di Chardonnay e un 15% di Pinot Nero, ricco al naso senza esagerare, un perlage fine e un’ottima beva. Molto rotondo, piacevole e di buona persistenza per un vino che di certo rientra nell’identità della famiglia Frescobaldi.

Una replica a “Frescobaldi, quando l’identità va oltre il concetto di qualità – Il mio Vinitaly / 2”

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