Blog | 29 Aprile 2015 | Fabio Ciarla

Il vino e i non vedenti, una degustazione diversa con Onav a Vinitaly. Enoagricola presente!

Come poteva mancare Enoagricola ad una degustazione di vino bendata? Chi ci segue fin dall’inizio sa che il mondo dei non vedenti lo sento vicino e provo a farlo partecipare grazie alla scelta del podcast, sarebbe stato un peccato quindi non essere presente alla prima uscita pubblica del progetto ONAV dedicato proprio a chi ha problemi di vista. Parliamo di una degustazione bendata che ha provato a ricreare le condizioni di assaggio normali per i non vedenti. Un modo per dimostrare come ognuno di noi privato della vista entri in un universo sensoriale del tutto diverso, nel quale le regole che conosciamo tendono a saltare. L’appuntamento è stato organizzato lunedì 23 marzo a Vinitaly, un modo intelligente di presentare non tanto un focus estemporaneo ma un vero e proprio progetto che l’ONAV ha denominato “Ascolta il vino”. Libri di degustazione in braille e corsi specifici per ipo e non vedenti sono gli strumenti – importanti – attraverso i quali l’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino vuole avvicinare alla scoperta di tutte le qualità di un prodotto che non ha eguali per importanza e fascino.

Se dovessi descrivere in una parola le sensazioni provate durante la degustazione forse direi “disorientanti”, nel senso che concentrarsi così profondamente solo su olfatto e gusto è tutt’altro che normale in fase di degustazione. Spesso sottovalutiamo il peso della vista ma soprattutto mi sembra che ce ne facciamo distrarre. Limitare l’uso a due o tre sensi (all’ONAV giurano che anche il rumore fatto dal vino versato nel bicchiere può essere interpretato) forse amplifica le sensazioni ma di certo complica le cose. Al buio salta più di qualche appiglio, senza la brillantezza siamo meno sicuri dell’acidità oppure senza quel tendente al granato non possiamo esprimerci sull’età. Ma di certo ne guadagna la capacità di sistematizzare il resto delle nostre conoscenze.

Con un po’ di allenamento, e grazie alla bontà dell’ONAV che ha selezionato vini da monovitigno e facilmente riconoscibili, è stato possibile individuare più o meno tutte le tipologie presenti. Certo qualche trucchetto ha complicato un po’ la cosa, come il lasciarsi scappare, diciamo per sbaglio, che in degustazione c’erano tre bianchi e tre rossi (ma non necessariamente in quest’ordine!), ma ha reso più significativa l’esperienza. Insomma, da che temevo di non riuscire a distinguere un bianco da un rosso tutto sommato non sono andato male, però la prova vera andrebbe rifatta con vini meno tipici. La mascherina me la sono portata a casa, con l’aiuto di qualcuno conto di riprovarci!

 

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