Blog | 13 Maggio 2021 | Fabio Ciarla

Jesi e Matelica, come spiegare le differenze?

La domanda può sembrare facile, sono due zone diverse come diversi sono i microclimi, ma non banale. Perché il vitigno utilizzato è lo stesso, quando non cambiano diametralmente le filosofie di produzione ecco che le differenze tenderebbero ad assottigliarsi. O almeno ad essere così sfumate da non permettere un riconoscimento chiaro e condiviso.

Ma Jesi e Matelica, e per ora parliamo solo delle versioni Doc delle due produzioni, sono esempi significativi di come la stessa uva possa esprimersi diversamente. La riprova più facile è quella della degustazione comparata, pratica dalla quale si possono evincere diverse sfumature sulle identità dei vini e delle denominazioni. L’occasione, l’ennesima in realtà ma forse resa più chiara dall’essere a casa tranquillo senza dover correre o chiacchierare con altri (alcuni dei lati positivi dei webinar), mi è stata offerta dal grande progetto di formazione e promozione messo in campo dall’Istituto Marchigiano Tutela Vini (16 Denominazioni tutelate per 652 aziende), che da marzo ha dato vita ad un fittissimo calendario di degustazioni online con i produttori in studio e i vini recapitati a casa. Doppio il canale di diffusione, da una parte l’iniziativa “Marche Tasting!” con 8 appuntamenti dedicati a giornalisti e comunicatori italiani, dall’altra “Verdicchio & co” con 4 eventi per sommelier e giornalisti stranieri. Il tutto trasmesso all’interno di Studio Marche, l’hub dedicato alla ricchezza agroalimentare della regione curato dall’Istituto Marchigiano di Enogastronomia (IME), con la guida del mitico direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini Alberto Mazzoni (IMT).

 

Parlando di Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc, circa 2000 ettari vitati per 18 milioni di bottiglie l’anno con un grande lavoro orientato alla qualità partito da oltre 15 anni, in degustazione abbiamo potuto assaggiare sei esempi della tipologia Classico Superiore di due annate diverse: Bacareto di Piersanti 2019, Tre Ripe di Pievalta 2019, Misco di Tenuta di Tavignano 2019, Ghiffa di Cantina Colognola 2018, Vecchie Vigne di Umani Ronchi 2018, Grancasale di Casalfarneto 2018.

 

A Matelica i numeri cambiano totalmente, la versione Doc riguarda circa 250 ettari vitati con una ventina di aziende che vinificano e circa 90 produttori di uve, per un totale di circa 2 milioni di bottiglie all’anno. Un fenomeno però vivo e dinamico, come appurato nella degustazione di sei vini tutti Verdicchio di Matelica Doc del 2019: La Monacesca, Casa Lucciola, Petrara di Borgo Paglianetto, Vigneti B. di Belisario, Grillì di Villa Collepere, Colpaola di Tenuta Colpaola.

Volendo  tracciare un percorso che sappia evidenziare le differenze partirei proprio dai numeri. Non è il primo caso in cui la zona magari meno famosa, più piccola e teoricamente dalle minori possibilità, trovi nell’innovazione e nei giovani la propria forza vitale. In effetti, sebbene non rappresentativa per intero delle due denominazioni, la sponda Matelica è sembrata più ricca di novità, dal biologico alle chiusure alternative (solo uno dei campioni inviati usava sughero). Di converso, ovviamente, i sei Verdicchio di Jesi hanno visto la presenza di alcune grandi aziende e, soprattutto, una discreta omogeneità nella qualità media. Se volessimo sintetizzare potremmo parlare di solidità ma anche prevedibilità per Jesi, mentre a Matelica è emerso tanto entusiasmo insieme a qualche esagerazione.

Fin qui a livello di scelte produttive o filosofie aziendali, ma nel bicchiere le cose come sono andate? Come detto, al netto di etichette rispondenti a progetti enologici capaci di marcare il risultato in modo importante, le diverse sfumature non sono mancate. Genericamente si potrebbe parlare di un vino più “pesante”, in senso buono, per Matelica e di leggerezza e bevibilità per Jesi. Non è certo la scoperta del secolo, ma rimane significativa la prova sul campo e l’osservazione da vicino dei due fenomeni. La struttura, il calore e la bella sapidità del Verdicchio di Matelica ne fanno un vino tutto sommato meno versatile di quello che si potrebbe pensare assaggiando il cugino Verdicchio dei Castelli di Jesi. Due gran bei vini, sia chiaro, che rappresentano un bellissimo ritratto delle Marche enologiche. Si tratta di bere ottimi prodotti senza spendere una follia, anzi spesso questi vini costano meno di altri prodotti sicuramente molto meno identitari per un luogo e per un vitigno. Se, come è probabile, qualcuno non rimarrà soddisfatto della spiegazione delle diversità tra i due Verdicchio il consiglio che mi sento di dare è solo uno: correte in enoteca, o su un ecommerce ben fornito, acquistate (se possibile) un paio di etichette per ciascuna Denominazione e poi scoprite da voi le differenze.

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