| 7 Maggio 2019 | Fabio Ciarla

Stile Italiano, l’anima del Pinot Grigio delle Venezie presentata a Vinitaly

Stile Italiano” non è solo un claim pubblicitario per la Doc delle Venezie, significa ben altro. D’altronde per un Consorzio che rappresenta la Denominazione più estesa in Italia (sparsa tra Veneto, Trentino e Friuli  Venezia Giulia) e il vino bianco fermo più esportato al mondo, non poteva essere diversamente. Il perché di un concetto apparentemente così ampio, gli obiettivi e le modalità con le quali questi si stanno perseguendo, sono stati al centro dell’incontro con Albino Armani, Presidente del Consorzio DOC delle Venezie, e Alessandro Torcoli, Direttore di Civiltà del Bere, tenutosi lo scorso 7 aprile nello spazio International Buyer’s Club di Vinitaly. Un incontro preceduto da una fotografia del territorio, e dei suoi vini, di grande impatto. Il Consorzio, nato solo nel 2016, vede l’export del proprio prodotto superare i 95%, gestendo una regione – quella comunemente conosciuta come “Triveneto” – che rappresenta circa l’85% del Pinot Grigio prodotto in Italia (su 25 mila ettari vitati) e di conseguenza circa il 40% a livello mondiale.

Proprio dalla giovane età della Doc è iniziata la serie di domande di Alessandro Torcoli, sul punto il Presidente del Consorzio è stato chiaro: “L’IGT non aveva senso, avendo maglie troppo larghe. Noi amiamo così tanto il Pinot Grigio – ha detto Albino Armani – che dovevamo in qualche modo proteggerlo, per farlo abbiamo creato un Consorzio con una struttura forte, molto organizzata”.

Ma come opera il Consorzio, quali sono i suoi strumenti visto quanto è grande l’area da controllare?” ha chiesto ancora Torcoli.

Con uno strumento nuovo, abbiamo creato infatti Triveneta Certificazioni, – ha specificato Armani – un nuovo ente che segue solo un prodotto e ha messo in campo ben 56 commissioni di degustazione. Se avessimo frammentato non saremmo arrivati a nulla, in questo modo invece tutto il Pinot Grigio è controllato, gestito, certificato. Abbiamo impostato una griglia stretta, se non c’è la giusta qualità si declassa”.

Questo per quanto riguarda il controllo, poi – stimolato ancora da Torcoli – il presidente del Consorzio ha specificato come si sta lavorando in vigna e con quali obiettivi: “Stiamo facendo un grande lavoro nei vigneti, con l’IGT si poteva arrivare fino a 19 tonnellate ad ettaro e una resa del 75%. Oggi abbiamo diminuito drasticamente tali limiti, la produzione non può superare le 18 tonnellate ad ettaro e la resa non deve superare il 70%. Ma i produttori sono coesi e saliremo ancora nella ricerca della qualità”.

A questo punto arriva la domanda più difficile per il Presidente di un Consorzio, a maggior ragione se così grande e variegato, ovvero quella sul prezzo.

Domanda insidiosa – ha esordito Armani –, ovviamente non possiamo controllare i prezzi ma possiamo fare altre cose per aumentare il valore e come viene percepito dal consumatore, che è disposto a pagare di più se trova più qualità nel bicchiere. Poi abbiamo anche strumenti legati alle quantità di prodotto immesse sul mercato. Siamo un consorzio giovane e abbiamo uno statuto moderno, possiamo agire infatti sia sullo stoccaggio che sulle riserve e, infine, sui nuovi impianti. Se non c’è limite, non c’è valore”.

Arrivando al momento della degustazione finale, che ha concluso l’incontro, Torcoli ha punzecchiato Armani proprio sulla percezione del Pinot Grigio delle Venezie. Ed è qui che è uscita la parte concreta di quello “Stile Italiano” con il quale abbiamo iniziato. Perché è vero che per qualcuno si tratta di un’uva neutra, con scarsa riconoscibilità, ma è anche vero che assaggiando alla cieca un Pinot Grigio italiano (delle Venezie ovviamente), uno francese e uno neozelandese le differenze sono state evidenti.

Quali sono le caratteristiche ricercate, ed espresse, dal Pinot Grigio delle Venezie? Sostanzialmente freschezza e immediatezza, profumi di frutta e tanta pulizia sia al naso sia in bocca. Un Pinot Grigio di qualità in stile italiano, diverso dall’approccio carico e legnoso del fratello neozelandese ma anche dall’attacco morbido di quello francese.

Il concetto di stile per noi è fondamentale – ha concluso Albino Armani –, significa gioia di vivere e leggerezza ma senza andare in contrasto con altri Pinot Grigio del mondo e senza dimenticare la qualità. Il Pinot Grigio italiano è il più amato al mondo, ma vogliamo che se ne parli anche in Italia”.

Uno stile italiano chiamato a conquistare spazi anche nella sua terra d’origine, ci riuscirà?

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