Blog | 28 Luglio 2015 | Fabio Ciarla

Collisioni 2015: ancora una indigestione di emozioni, persone e vini

Era la seconda volta e forse dovevo essere pronto, ma non è stato così facile. Da venerdì 17 a lunedì 20 luglio mi sono ritrovato a Barolo per Collisioni, il festival “agri-rock” che dal 2009 invade il piccolo borgo famoso nel mondo per il vino che porta il suo nome, e in tre giorni sono stato nuovamente sommerso da una mole di emozioni, persone e vini da riuscire a malapena a fare un bilancio.

Valutazione comunque positiva, con un arricchimento impressionante di conoscenze ed esperienza, ma anche frustrante per quella sensazione di poter fare, vedere, incontrare o assaggiare di più. Il ringraziamento va ovviamente a Ian D’Agata, direttore del Progetto Vino del Festival, che mi ha coinvolto per il secondo anno consecutivo nella squadra di esperti chiamata a guidare le degustazioni pubbliche e quelle solo per gli operatori. Capirete tuttavia come trovarmi seduto tra un Master of Wine come Pedro Ballesteros Torres e Stevie Kim (tra le altre cose direttrice di Vinitaly International e fondatrice di Vinitaly International Academy), non sia stato l’avvio più semplice. Si degustavano grandi bianchi friulani, un percorso interessante segnato dall’eleganza nonostante scelte anche molto diverse. Superato un esordio così complesso, compreso un siparietto divertente con la Kim che ha ricordato a tutti come le avessi dato dell’antipatica proprio su questo blog, ho affrontato il resto degli impegni con una certa scioltezza. Anche se le difficoltà non sono mancate, come ad esempio l’ultima degustazione della domenica sera, dedicata al cioccolato e agli abbinamenti con Barolo Chinato e rum, guidata insieme a un luminare dell’enogastronomia come Silvio Barbero, vicepresidente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il “braccio accademico” di Slow Food.
Lo scorso anno Ian in un’intervista mi aveva confermato la volontà di proseguire sulla via dell’internazionalizzazione del progetto, ma non potevo immaginare quanto grande sarebbe stato lo sforzo suo e dell’organizzazione. Un lavoro che ha creato qualcosa di eccezionale e davvero importante per il vino italiano (e in particolare piemontese). Sono arrivati a Barolo esperti, critici, sommelier e buyer di ogni parte del mondo e tutti di altissimo livello (per un approfondimento vi rimando alla lista completa che ho inserito sul Corriere del Vino), che hanno potuto degustare vini da tutta Italia ma anche visitare le Langhe e il Monferrato, conoscendo da vicino realtà di notevole importanza enologica da una parte e di grande fascino culturale dall’altra, come ad esempio le Cattedrali Sotterranee di Canelli inserite nel Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Folta e di qualità anche la pattuglia italiana, con – tra gli altri – Francesca Ciancio e Andrea Gori, Alessandro Bocchetti ed Emiliano Raccagni, Fabio Turchetti, Chiara Giovoni e…appunto…anche il sottoscritto.

Così mentre sui palchi sparsi per le piazze della città si alternavano personaggi come Mauro Corona e Gigi D’Alessio, ma anche Daniel Pennac e Alessandro Baricco, Scott Turow e Mick Hucknall, Gianni Amelio e il premio Nobel Wole Soyinka, per finire con Fedez e J-Ax fino ai concertoni di lunedì 20 con Mark Knopfler e martedì 21 con Sting, ecco noi in quel momento eravamo nelle sale del bellissimo Castello di Barolo per affrontare le sfide con il Grignolino piuttosto che con i vini naturali, con l’azienda vicino Rimini che usa biodinamica e musica ma anche con vini prodotti in milioni di bottiglie, per finire con gli abbinamenti, cioccolato ma anche champagne e pizza, per dire…

D’altronde Collisioni nasce come festival letterario e musicale ma da tre anni ha allargato la sua influenza al wine and food raggiungendo il livello, altissimo, di un evento che vede presenti premi Nobel e artisti di massima importanza a livello mondiale, che salgono sullo stesso palco dove magari poco prima ha parlato il giovane cantante ai primi successi. Così come dovrebbe immaginarsi il mondo del vino italiano, fatto di grandi big inarrivabili per qualità, territorio, quantità e risorse, vicini tuttavia a un mondo di piccoli ma bravissimi produttori che rappresentano una particolarità impossibile da copiare. Come i vitigni autoctoni, l’Italia dei viticoltori deve sapersi esprimere accanto a chi ha vocazione internazionale pur rimanendo fedele a sé stessa. E un’occasione come quella creata da Ian D’Agata a Collisioni è unica proprio per questo, perché permette ai grandi buyer di interagire con le singole aziende già note e operative in tutto il mondo, ma anche di far scoprire al critico o al sommelier di turno – magari proveniente da Honk Kong piuttosto che dal Canada – il vitigno originale ma interessante, da mettere tra i ricordi più vividi di un viaggio che si spera indimenticabile.

Insomma lunga vita a Collisioni!

 

PS: Quest’anno non sarò riuscito a godermi i due giorni come volevo ma mi sono ritagliato un lunedì di visite tra Canelli e il Monferrato. Presto arriveranno altri post per presentarvi persone splendide e vini…buoni!

 

2 risposte a “Collisioni 2015: ancora una indigestione di emozioni, persone e vini”

  1. […] di letteratura, musica, buon cibo e vino dovrebbe partecipare. Ne ho già parlato più volte (qui e qui per esempio) quindi in questo caso mi taccio e faccio raccontare qualcosa alle immagini, anche […]

  2. […] di letteratura, musica, buon cibo e vino dovrebbe partecipare. Ne ho già parlato più volte (qui e qui) quindi in questo caso mi taccio e faccio raccontare qualcosa alle immagini, anche perché […]

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