Blog | 4 dicembre 2017 | Fabio Ciarla

BereBene interessa a pochi, forse perché non è “cool”?

Chi segue Enoagricola su Facebook avrà notato la foto postata domenica scorsa con questo commento: “Oggi #BereBene 2018 del Gambero Rosso, tanti buoni vini e poca stampa (almeno a occhio): eventi coincidenti o scarso interesse?”.

Ero allo Sheraton Hotel di Roma per la presentazione di BereBene 2018, la guida agli ottimi vini italiani sotto i 13 euro edita dal Gambero Rosso. Va bene, il confronto con i Tre Bicchieri non è possibile farlo, e forse c’erano una serie di eventi coincidenti che era meglio evitare (Mercato Fivi a Piacenza, Vins Extremes ad Aosta, ViVite a Milano e il Giro d’Italia a Rieti), ma l’impressione di evento di serie B anche per la stampa era evidente. Ma perché? Voglio dire, i vini considerati top di gamma sono prodotti spesso in numeri ridotti e consumati in occasioni rare ed eventuali. Le etichette di BereBene invece sono quelle da tutti i giorni, umane nei costi e immediate nella piacevolezza (quasi sempre), il più delle volte rintracciabili con facilità vicino casa. Certo, tutto questo ne fa qualcosa di poco “cool”, sono rari i selfie con una bottiglia di vino magari buonissimo che però costa solo una decina di euro. Invece andare all’evento modaiolo e fotografarsi con l’etichetta da centinaia di euro (di vini magari assaggiati solo alle fiere) quello sì che richiama like e invidie. Bene, cresciamo per favore?

Sono quelli di BereBene (ma esistono anche altre selezioni simili per fortuna) i consumi che l’Italia e tutto il vecchio mondo del vino deve rilanciare, su questo segmento è opportuno lavorare in casa puntando invece più sull’estero per i prodotti a maggior valore aggiunto. Questi vini quotidiani, “vinini” per alcuni (ma in senso positivo), sono la nostra grande ricchezza in fatto di originalità, pervasività ed economia locale. Se li distruggiamo perderemo anche i classici, i vini top. Soprattutto avremo perso le nostre radici…

Per concludere, ai banchi di BereBene c’erano tanti ottimi vini e per fortuna molti produttori, sicuramente più che in occasione dei Tre Bicchieri, molto disponibili a raccontarsi e a raccontare le proprie vigne. Unico neo, ancora una volta, il sistema di accesso alla sala, in pratica chi vuole evita tranquillamente di pagare. Grave in questo caso ma ancora di più ai Tre Bicchieri, quando si poteva entrare appunto gratis e sentirsi ancora più fichi oppure pagando 60 euro facendo gli onesti ma sentendosi un po’… fregati.

 

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